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Dolore muscoloscheletrico e postura

Dolore muscoloscheletrico e postura: una lettura globale del sintomo

Il dolore muscoloscheletrico ricorrente – che si presenti come un mal di schiena che si riaccende periodicamente, una “cervicale” cronica o una sciatica sfumata – molto spesso  riceve come spiegazione una semplificazione geometrica: “È colpa della postura storta”.

In realtà, la moderna neurobiologia del dolore e la medicina osteopatica ci mostrano una realtà molto più affascinante e complessa: il dolore non è quasi mai il risultato di una singola postura “sbagliata”, ma l’esaurimento della capacità del corpo di adattarsi.

Oltre il mito della postura ideale

Per capire perché il dolore muscoloscheletrico si ripresenti, dobbiamo abbandonare l’idea del corpo umano come una pila di mattoni, dove se uno è storto, tutto crolla.

Il corpo umano è una struttura dinamica in cui tensioni e carichi si distribuiscono continuamente tra ossa, muscoli e tessuti connettivi secondo un principio organizzativo noto come tensegrità.

In una struttura a tensegrità le componenti rigide (le ossa) sono inserite in una rete continua di elementi elastici (i muscoli e la fascia) e un carico applicato in un punto può influenzare anche aree distanti. 

Questo significa due cose fondamentali per la tua salute:

  1. La postura è un processo dinamico, non esiste una postura geometricamente perfetta. Esiste la tua postura, che è la risposta in tempo reale che il tuo sistema nervoso dà alla gravità, alle tue abitudini e alla tua storia clinica.
  2. Il punto dolente non coincide necessariamente con quello dove nasce il problema. Una vecchia distorsione alla caviglia o una cicatrice addominale possono alterare la tensione dell’intera rete miofasciale. Il dolore alla cervicale o alla schiena potrebbe essere semplicemente il punto in cui la corda è più tesa, non dove si trova la causa.

Perché il dolore “esplode” all’improvviso?

Ti sarà sicuramente capitato: un dolore lancinante alla schiena che compare per un gesto banale, come raccogliere una penna da terra. È stata la penna a causare il blocco? Ovviamente no. Quello è stato solo l’ultimo millimetro di un percorso di saturazione biologica chiamato carico allostatico.

L’allostasi è la capacità del corpo di mantenere la stabilità attraverso il cambiamento. Il nostro organismo è un meraviglioso compensatore: stringe i denti, recluta altri muscoli, modifica minimamente i vettori di carico per permetterti di continuare a muoverti senza dolore.

Tuttavia, questo sistema ha un limite di tolleranza. Quando il carico cumulativo (stress meccanico ripetuto, posture statiche prolungate, tensioni tessutali, ma anche stress psicofisico e stanchezza) supera la capacità del corpo di adattarsi e recuperare, il sistema può andare incontro a una condizione di sovraccarico.

Il dolore muscoloscheletrico ricorrente è il campanello d’allarme che avvisa che la tua capacità di compenso è esaurita. Ciò che definiamo “postura scorretta” è spesso l’estremo tentativo del corpo di trovare un adattamento protettivo.

L’approccio integrato: Medicina e Osteopatia in dialogo

Proprio perché il dolore muscoloscheletrico e l’adattamento posturale riconoscono cause multifattoriali, l’inquadramento clinico deve essere globale. Nel mio approccio terapeutico unisco la preparazione medica e la formazione da osteopata per guardare al sintomo senza filtrarlo né attraverso la lente dell’allarmismo né della banalizzazione:

  • Inquadramento medico e diagnosi differenziale: Il primo passo irrinunciabile è escludere patologie specifiche. Esistono red flags che richiedono approfondimenti diagnostici immediati o l’invio a specialisti. La postura non può e non deve spiegare tutto.
  • Valutazione clinico-osteopatica delle correlazioni: Una volta esclusa la patologia di pertinenza specialistica, si analizza il corpo in cerca di restrizioni di mobilità, alterazioni della tensione dei tessuti e schemi di compenso che stanno gravando sul sistema allostatico del paziente.
  • Trattamento manuale e modulazione del dolore: Il trattamento manipolativo osteopatico non punta a “raddrizzare” forzatamente una colonna, ma a restituire mobilità dove è andata perduta, riducendo il sovraccarico del sistema e aiutando il corpo a uscire da schemi di protezione e irrigidimento persistenti.

Comprendere gli adattamenti del tuo corpo è il primo vero passo per costruire un percorso terapeutico efficace, personalizzato e sostenibile nel tempo. L’obiettivo non è inseguire una postura perfetta, ma aiutare il corpo a recuperare adattabilità, tolleranza al carico e libertà di movimento.

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