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Dolore muscoloscheletrico e postura: l’origine del problema può non essere dove fa male

Situazioni frequenti

Molte persone convivono con disagi cronici o ricorrenti che colpiscono diverse aree del corpo. Tra i motivi più comuni che spingono a richiedere una consultazione ci sono:

  • Cervicalgia e tensione a collo e spalle;
  • Mal di schiena;
  • Sciatalgia;
  • Dolore tra le scapole;
  • Mal di testa;
  • Dolori articolari ricorrenti;
  • Sensazione di rigidità o affaticamento muscolare.

In alcuni casi il dolore compare in modo netto dopo un trauma, un infortunio o un sovraccarico evidente oppure all’interno di patologie ortopediche o reumatologiche. In altri, invece, tende a comparire gradualmente (tanto da faticare a ricordarne l’inizio preciso), a ripresentarsi nel tempo o a spostarsi da una zona all’altra senza una causa apparentemente identificabile.

La postura come modalità di adattamento: oltre le immagini radiologiche

Quando si parla di postura, molte persone immaginano una posizione statica “corretta” da mantenere: spalle dritte, schiena allineata, bacino perfettamente in asse.

In realtà la postura è un processo dinamico e continuo di adattamento. In ogni istante il sistema nervoso centrale integra informazioni provenienti da diverse parti del corpo per mantenere l’equilibrio, gestire il movimento e rispondere alle richieste dell’ambiente circostante.

Diversi sistemi partecipano attivamente a questo flusso di informazioni:

  • La vista (e la coordinazione dei muscoli oculari);
  • L’apparato stomatognatico (la bocca, i denti, la lingua e l’articolazione temporomandibolare);
  • I piedi (l’appoggio podalico sia in statica che durante il cammino);
  • Il sistema miofasciale (i muscoli e i tessuti di rivestimento).

Quando uno o più di questi sistemi funziona in modo meno efficiente, il corpo può mettere in atto strategie di compenso che, nel tempo, possono aumentare il carico meccanico su strutture muscoloscheletriche situate anche molto lontano dal punto di origine del disturbo.

Per questo motivo:

  • L’intensità del dolore non concorda necessariamente con la gravità di ciò che mostrano le immagini;
  • Alterazioni evidenziate da radiografie, TAC o risonanze possono non spiegare completamente i sintomi presenti; 
  • Spesso il punto in cui compare il dolore rappresenta solo l’anello debole della catena, e non il fattore che contribuisce maggiormente a mantenere il problema.

Come affronto questi problemi

La mia doppia formazione, medica e osteopatica, mi permette innanzitutto di effettuare una diagnosi differenziale: il primo obiettivo è sempre escludere situazioni di pertinenza specialistica o che richiedano ulteriori approfondimenti diagnostici.

Esclusi questi casi, l’attenzione si sposta sulla comprensione del modo in cui il corpo si sta adattando.

Durante la valutazione prendo in considerazione diversi elementi integrati:

  • Qualità del movimento e distribuzione dei carichi corporei; 
  • Dinamica respiratoria e mobilità del diaframma; 
  • Appoggio podalico in statica e in dinamica; 
  • Funzionalità dell’apparato stomatognatico
  • Efficienza della visione binoculare (la capacità degli occhi di lavorare in modo coordinato); 
  • Presenza di cicatrici significative, che possono causare aderenze tissutali con alterazione della mobilità dei piani fasciali; 
  • Relazioni con altri sintomi apparentemente slegati presenti nella persona.

Intercettare queste alterazioni permette di comprendere quali adattamenti deve continuamente mettere in atto l’organismo, aumentando il carico sul sistema e contribuendo alla persistenza del dolore.

Quando è utile un approccio interdisciplinare

Quando riscontro alterazioni che coinvolgono sistemi come la vista, l’apparato stomatognatico o l’appoggio podalico è opportuno coinvolgere altre figure professionali per analizzare meglio i fattori coinvolti nel mantenimento dei sintomi.

A seconda del caso, possono risultare utili approfondimenti ad esempio con:

  • Odontoiatra o gnatologo,
  • Podologo,
  • Ortottista, optometrista o oculista,
  • Altri professionisti coinvolti nella rieducazione posturale.

Quale può essere il ruolo dell’osteopatia

L’osteopatia non sostituisce gli accertamenti diagnostici né rappresenta una cura per tutte le forme di dolore muscoloscheletrico.

Offre tuttavia una prospettiva complementare che abbraccia il corpo nella sua totalità, perché non limita la valutazione alla sede del dolore, ma si allarga alle relazioni tra le strutture.

Attraverso tecniche manuali specifiche, il trattamento osteopatico mira a migliorare la mobilità delle strutture coinvolte e a ridurre i compensi sviluppati nel tempo.

Un esempio tipico sono proprio le cicatrici: trattare le restrizioni di mobilità del tessuto cicatriziale può ridurre le tensioni anomale che si ripercuotono sulle catene miofasciali, con l’obiettivo di favorire un equilibrio più efficiente e confortevole.

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Se soffri di dolori muscoloscheletrici persistenti o ricorrenti e desideri una valutazione che consideri il corpo come un sistema integrato, puoi contattarmi per una prima visita.

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