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	<title>Area pelvica Archives &#183; Dott.ssa Claudia Monti</title>
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	<description>Medico e osteopata a Milano, integra valutazione medica e trattamento osteopatico per dolore persistente e disturbi funzionali.</description>
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	<title>Area pelvica Archives &#183; Dott.ssa Claudia Monti</title>
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		<title>Vulvodinia e dolore pelvico cronico: una lettura integrata dei fattori coinvolti</title>
		<link>https://monticlaudia.it/articolo/vulvodinia-e-dolore-pelvico-cronico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 17:55:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Area pelvica]]></category>
		<category><![CDATA[Dolore]]></category>
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<h2 class="wp-block-heading">Manifestazioni possibili</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il dolore pelvico cronico è una&nbsp;<strong>condizione complessa</strong>&nbsp;che può declinarsi in modi molto diversi da individuo a individuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune donne riferiscono principalmente bruciore o dolore vulvare spontaneo o provocato; certi uomini lamentano quadri di &#8220;prostatite&#8221; ricorrente in cui, tuttavia, gli esami escludono un&#8217;infezione batterica; altre persone descrivono una costellazione di sintomi urinari, intestinali o sessuali apparentemente scollegati tra loro. Spesso nel tempo si susseguono visite specialistiche diverse, senza riuscire a individuare un’unica chiave di lettura che renda conto dell’intero quadro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i&nbsp;<strong>sintomi più frequenti</strong>&nbsp;si possono riscontrare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Sensazione di tensione, peso o dolore localizzato nella regione perineale;</li>



<li>Nella donna: bruciore, dolore pungente, sensazione di spilli o di &#8220;abrasione&#8221; nella regione vulvare e vestibolare (vulvodinia);</li>



<li>Nell’uomo: dolore o tensione a livello testicolare, penieno o sovrapubico</li>



<li>Dolore durante o dopo i rapporti sessuali (dispareunia), che nella donna può associarsi a difficoltà o impossibilità alla penetrazione e nell’uomo a dolore durante o dopo l’eiaculazione;</li>



<li>Sintomi del basso tratto urinario (LUTS): bisogno frequente di urinare, urgenza minzionale o fastidio/bruciore durante la minzione;</li>



<li>Percezione persistente di dover evacuare o urinare anche dopo averlo appena fatto (tenesmo), con sensazione di svuotamento incompleto;</li>



<li>Difficoltà nell’evacuazione (dischezia) con sensazione di blocco o necessità di spingere in modo eccessivo nonostante lo stimolo sia presente e anche quando le feci sono di consistenza normale;</li>



<li>Dolore riferito a livello di bacino, glutei, inguine, basso addome o regione sacrococcigea;</li>



<li>Peggioramento dei sintomi dopo una seduta prolungata o l&#8217;utilizzo di indumenti stretti.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Molte di queste manifestazioni possono sembrare problemi separati, ma in realtà nella maggior parte dei casi condividono meccanismi e fattori di mantenimento comuni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I fattori in gioco: perché è importante una valutazione integrata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella vulvodinia, e più in generale nel dolore pelvico cronico, il&nbsp;<strong>problema raramente dipende da un&#8217;unica causa</strong>&nbsp;isolata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sistema nervoso, muscoli, tessuti connettivi, funzionalità intestinale e urinaria, equilibrio ormonale e vissuto della persona possono influenzarsi l’un l’altro, contribuendo al mantenimento dei sintomi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli elementi più frequentemente coinvolti è il&nbsp;<strong>pavimento pelvico</strong>. In molte persone si osserva una ridotta capacità di rilassamento della muscolatura perineale (<em>overactive</em>&nbsp;o&nbsp;<em>non-relaxing pelvic floor</em>), con presenza di tensioni persistenti, aree dolorose o trigger miofasciali che possono partecipare direttamente al dolore oppure rappresentare una risposta adattativa a uno stimolo doloroso già presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un secondo aspetto riguarda il modo in cui il sistema nervoso elabora e modula gli stimoli provenienti dall’area pelvica. Quando il dolore persiste nel tempo, il sistema nervoso può diventare progressivamente più sensibile, amplificando la risposta a input che normalmente verrebbero percepiti come neutri o solo lievemente fastidiosi. È il fenomeno che in medicina viene definito&nbsp;<strong>sensibilizzazione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>rapporto tra dolore e tensione muscolare</strong>&nbsp;è spesso&nbsp;<strong>bidirezionale</strong>: il dolore può aumentare la contrazione difensiva della muscolatura e, allo stesso tempo, una muscolatura che fatica a rilassarsi può contribuire al persistere dei sintomi. Nel tempo può così instaurarsi un&nbsp;<strong>circolo vizioso</strong>&nbsp;in cui dolore, tensione muscolare e aumentata sensibilità dei tessuti e del sistema nervoso tendono ad alimentarsi reciprocamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’importanza della squadra terapeutica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle forme persistenti o più complesse di dolore pelvico cronico, la letteratura scientifica internazionale sottolinea come un&nbsp;<strong>approccio multidisciplinare</strong>&nbsp;sia il più efficace, perché permette di individuare quali fattori risultino al momento più rilevanti in chi si ha di fronte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso le persone si mettono alla ricerca del professionista “giusto”, quando la domanda corretta da farsi è: “<em>Come posso costruire la squadra terapeutica adatta a me?</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph">In momenti diversi del percorso, infatti, possono rivelarsi fondamentali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Medici specialisti</strong> (ginecologo, urologo, proctologo, neurologo o specialista in terapia del dolore);</li>



<li><strong>Fisioterapisti</strong> o riabilitatori del pavimento pelvico;</li>



<li><strong>Nutrizionisti </strong>(in presenza di sintomi intestinali associati);</li>



<li><strong>Psicoterapeuti</strong> (per il supporto e la gestione del dolore cronico);</li>



<li><strong>Osteopati</strong>.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Quale può essere il ruolo dell’osteopatia in questa squadra?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’osteopatia non rappresenta una cura a sé stante per la vulvodinia e non sostituisce le terapie mediche o la riabilitazione pelvica specifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’interno dell’équipe, l’<strong>intervento osteopatico</strong>&nbsp;si inserisce in modo&nbsp;<strong>complementare</strong>&nbsp;<strong>e sinergico</strong>&nbsp;con il lavoro degli altri professionisti, andando a identificare e trattare quei&nbsp;<strong>fattori biomeccanici</strong>&nbsp;locali e a distanza che possono contribuire al mantenimento del dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcune persone tali fattori rappresentano una componente rilevante del problema, in altre hanno un ruolo secondario. Per questo la valutazione serve innanzitutto a capire se un percorso osteopatico possa essere realmente utile e come integrarlo con gli altri interventi terapeutici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mio approccio: l&#8217;esperienza clinica e la visione medico-osteopatica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso degli anni ho maturato una profonda esperienza nell’ambito del dolore pelvico cronico e della vulvodinia, sia attraverso la&nbsp;<strong>collaborazione attiva con professionisti all’interno di équipe dedicate</strong>, sia grazie al mio impegno nell’<strong>Associazione Vulvodinia e Neuropatia del Pudendo ETS</strong>, di cui sono co-fondatrice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa esperienza mi ha insegnato quanto sia importante leggere i sintomi da prospettive differenti e coordinare gli interventi terapeutici, perché quando le diverse figure comunicano e condividono gli obiettivi,&nbsp;<strong>il</strong>&nbsp;<strong>percorso diventa più chiaro, efficiente e rapido</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia formazione medica mi permette, come primo passo irrinunciabile, di effettuare la diagnosi differenziale ed escludere patologie che richiedano approfondimenti di pertinenza specialistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;<strong>valutazione</strong>&nbsp;si allarga poi alla comprensione di come le diverse componenti del problema interagiscano tra loro, analizzando:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La funzionalità del pavimento pelvico, anche in relazione alla dinamica respiratoria;</li>



<li>La postura complessiva e gli adattamenti muscoloscheletrici;</li>



<li>La mobilità articolare di bacino, colonna vertebrale e arti inferiori;</li>



<li>La presenza di cicatrici chirurgiche o ostetriche (come esiti di episiotomia o taglio cesareo), che possono vincolare la mobilità dei piani fasciali;</li>



<li>Tutti i sintomi urinari, intestinali e sessuali associati.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Vuoi approfondire il tuo quadro clinico?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se soffri di vulvodinia, dolore pelvico cronico o sintomi che coinvolgono contemporaneamente la sfera ginecologica, urinaria, intestinale e muscoloscheletrica, una valutazione medico-osteopatica può aiutare a comprendere meglio i diversi fattori coinvolti, quali meritino maggiore attenzione in quel momento, e a definire il percorso più appropriato per la tua situazione.</p>
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