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	<title>Dolore Archives &#183; Dott.ssa Claudia Monti &middot; Medico Osteopata a Milano</title>
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	<description>Medico e osteopata a Milano, integra valutazione medica e trattamento osteopatico per dolore persistente e disturbi funzionali.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 08 Aug 2026 09:20:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Dolore Archives &#183; Dott.ssa Claudia Monti &middot; Medico Osteopata a Milano</title>
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		<title>Dolore Cronico: il sintomo diventa malattia</title>
		<link>https://monticlaudia.it/articolo/dolore-cronico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 08:28:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il dolore non segue più le stesse regole Siamo abituati a pensare al dolore come a un segnale utile: compare quando c’è un...</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Quando il dolore non segue più le stesse regole</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo abituati a pensare al dolore come a un segnale utile: compare quando c’è un danno e passa quando il problema si risolve.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <strong>dolore cronico</strong>, però, questo rapporto si altera, perché persiste oltre i normali tempi di guarigione dei tessuti (in genere 3–6 mesi), ma dire semplicemente che “dura tanto” è riduttivo: diventa meno prevedibile, meno proporzionato, meno legato a una causa evidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa fase, il dolore non è più solo un sintomo; diventa una <strong>condizione autonoma</strong> in cui il sistema nervoso ha modificato il proprio funzionamento e i meccanismi di allarme restano attivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dolore perde la sua funzione protettiva originaria, ma questo non significa che sia meno reale. Significa che <strong>non risponde più alle stesse logiche del dolore acuto</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché gli esami possono non spiegare tutto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più frustranti per chi soffre di dolore cronico è sentirsi dire che “va tutto bene” solo perché gli esami strumentali non mostrano lesioni rilevanti, quando in realtà <strong>imaging e test di laboratorio fotografano</strong> soprattutto lo stato di <strong>organi e tessuti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma abbiamo visto che il dolore non dipende solo da quello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’analogia utile può essere quella <strong>hardware/software</strong>: l’hardware rappresenta i tessuti, mentre per software intendiamo il funzionamento del sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se nel <a href="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-acuto/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-acuto/">dolore acuto</a> il problema è spesso strutturale e quindi ben evidenziabile dagli esami, nel dolore cronico, invece, il protagonista principale non è più il tessuto, bensì il sistema di elaborazione e modulazione del dolore, che continua a funzionare come se il pericolo fosse ancora presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo aiuta a comprendere situazioni frequenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>molto dolore con <strong>pochi riscontri laboratoristici o di imaging</strong></li>



<li><strong>dolore sproporzionato</strong> al carico o al contatto</li>



<li><strong>sintomi fluttuanti</strong> e poco lineari</li>



<li><strong>peggioramenti</strong> non sempre legati a un nuovo danno</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">La trappola della “caccia alla lesione”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo a una persona che inizialmente ha avuto un dolore localizzato, ad esempio cervicale, lombare o pelvico, che all’inizio compare solo in alcune situazioni specifiche.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Col passare dei mesi, però, il dolore diventa più facile da evocare, più diffuso, meno prevedibile; attività prima tollerabili iniziano a provocare sintomi, il contatto diventa fastidioso, il corpo sembra sempre “sulla difensiva”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una fase come questa è naturale continuare a cercare una causa precisa, ma continuare a <strong>ragionare solo in termini di lesione locale è riduttivo</strong>, non perché i tessuti non contino, ma perché da soli non bastano più a spiegare l’intero quadro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio è:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>rincorrere continuamente nuove diagnosi</li>



<li>aumentare l’allarme</li>



<li>perdere di vista il funzionamento del sistema</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">A un certo punto, la domanda cambia: non solo “<strong>cosa</strong>” c’è, ma “<strong>come</strong>” sta funzionando il sistema che genera il dolore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il modello biopsicosociale come lettura più completa del dolore cronico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dolore cronico non esiste quasi mai una causa unica, ma è il risultato di un’interazione tra diversi elementi:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fattori biologici</strong>, come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://monticlaudia.it/articolo/sensibilizzazione-centrale/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/sensibilizzazione-centrale/">sensibilizzazione centrale</a></li>



<li>stato infiammatorio</li>



<li>qualità del sonno</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fattori psicologici</strong>, quali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>paura del dolore e del movimento</li>



<li>iper-vigilanza e catastrofizzazione</li>



<li>stress e carico emotivo</li>



<li>credenze e aspettative</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fattori sociali,</strong> tipo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>ambiente lavorativo</li>



<li>rapporti famigliari</li>



<li>contesto relazionale</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questi elementi non si sommano semplicemente, ma si influenzano a vicenda e ogni persona ne presenta una combinazione diversa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Neuroplasticità: la buona e la cattiva notizia</h2>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Il sistema nervoso è <strong>plastico</strong>, cioè capace di cambiare, e questo rappresenta una buona e una cattiva notizia insieme: cattiva perché può diventare molto efficiente nel produrre dolore (come abbiamo visto accadere con la <a href="https://monticlaudia.it/articolo/sensibilizzazione-centrale/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/sensibilizzazione-centrale/">sensibilizzazione</a>); ma anche buona perché può anche modificare questa risposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo processo viene definito <strong>neuromodulazione</strong> ed è il presupposto biologico della possibilità di miglioramento.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Come intervenire in presenza di dolore cronico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo passaggio è un <strong>corretto inquadramento clinico</strong>: capire se il dolore che la persona riferisce è proporzionato a un danno in atto oppure se ci sono segni che fanno pensare a una sensibilizzazione del sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo passaggio è sia terapeutico che educativo:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Ridurre la minaccia</strong>: Comprendere cosa sta succedendo non è un dettaglio: sapere che il dolore cronico può dipendere da un sistema iperprotettivo, e non da un danno in progressione, è già parte della cura perché<strong> diminuisce paura e catastrofizzazione</strong>.</li>



<li><strong>Desensibilizzare il sistema</strong>: L’esposizione graduale agli stimoli e il lavoro sul corpo tramite movimento progressivo e terapia manipolativa permettono al sistema nervoso di <strong>ricevere informazioni nuove, meno minacciose e meglio tollerate</strong>, aiutandolo a ricalibrarsi.</li>



<li><strong>Migliorare il terreno biologico</strong>: Sonno, attività fisica, gestione dello stress, ritmo vita-recupero, alimentazione e regolazione del carico generale <strong>incidono direttamente sul livello di reattività</strong> del sistema nervoso.</li>



<li><strong>Approccio integrato</strong>: Se il problema è multifattoriale, anche l’approccio deve essere interdisciplinare. Nei quadri più complessi è <strong>necessario integrare più competenze</strong>: medico, fisioterapista, osteopata, psicoterapeuta, terapista del dolore e altri specialisti a seconda del caso.</li>
</ol>



<h2 class="wp-block-heading"> Il ruolo dell’approccio medico-osteopatico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In un quadro di <a href="https://monticlaudia.it/articolo/sensibilizzazione-centrale/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/sensibilizzazione-centrale/">sensibilizzazione centrale</a> diventa evidente come il trattamento manuale non possa essere concepito semplicemente come un modo per “sbloccare” una struttura!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inserito in un ragionamento clinico più ampio, può invece diventare uno <strong>strumento per ridurre lo stato di allerta cronica</strong> del sistema, modulandolo attraverso input sensoriali non minacciosi, migliorando la percezione corporea, riducendo la rigidità protettiva, accompagnando il recupero del movimento e favorendo un’esperienza più sicura del corpo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In conclusione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <strong>dolore cronico</strong> il sintomo non è più solo un segnale, ma l’<strong>espressione di un sistema che ha modificato il proprio funzionamento</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non lo rende meno reale, ma significa che <strong>va affrontato con strumenti diversi e multidisciplinari</strong>, e richiede un cambio di prospettiva: non solo cercare una causa, ma imparare a leggere e modulare il sistema nel suo insieme.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sensibilizzazione Centrale: un sistema d’allarme iperattivo</title>
		<link>https://monticlaudia.it/articolo/sensibilizzazione-centrale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 14:36:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il sistema d’allarme non si spegne Nel dolore acuto il sistema nervoso svolge una funzione precisa: segnala un pericolo e poi accompagna la...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Quando il sistema d’allarme non si spegne</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <a href="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-acuto/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-acuto/">dolore acuto</a> il sistema nervoso svolge una funzione precisa: segnala un pericolo e poi accompagna la guarigione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante questo processo protegge i tessuti tramite la <strong>sensibilizzazione periferica</strong>: utilizzando l’analogia del sistema d’allarme, è come avere sensori sulla finestra o sulla porta che reagiscono più facilmente perché il tessuto è irritato o vulnerabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando il problema si risolve, anche il dolore tende progressivamente a ridursi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte, però, questo non accade.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Può succedere che il sistema di protezione continui ad attivarsi anche quando il danno iniziale è guarito, è minimo o non basta più a spiegare l’intensità dei sintomi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi casi il problema non riguarda più soltanto i tessuti, ma il modo in cui il sistema nervoso elabora e amplifica le informazioni che riceve: nella nostra analogia è la centralina che, anche con sensori normali, può far scattare l’allarme in modo sproporzionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo fenomeno prende il nome di <strong>sensibilizzazione centrale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella pratica clinica questi due meccanismi di sensibilizzazione possono coesistere, ma in questo articolo ci concentreremo soprattutto sul secondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che cos’è la sensibilizzazione centrale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sensibilizzazione centrale è una <strong>condizione in cui il sistema nervoso centrale</strong> (midollo spinale e cervello) diventa <strong>più reattivo del normale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa situazione stimoli innocui possono essere percepiti come dolorosi, mentre stimoli già dolorosi possono essere avvertiti come molto più intensi del previsto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornando all’analogia con il sistema d’allarme domestico: nel dolore acuto suona perché c’è davvero una finestra rotta o un tentativo di intrusione; nella sensibilizzazione centrale, invece, diventa così sensibile da attivarsi anche per un movimento d’aria o per un rumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>dolore</strong> che ne deriva è <strong>reale</strong>, <strong>ma</strong> <strong>non</strong> più <strong>proporzionato alla minaccia</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è “tutto nella testa”!</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è un punto fondamentale: dire che <strong>il sistema nervoso centrale partecipa alla costruzione e al mantenimento del dolore</strong> non significa affermare che il dolore sia immaginario o inventato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa, al contrario, riconoscere che il dolore è sempre un’esperienza reale prodotta da un organismo che valuta continuamente il livello di minaccia e regola di conseguenza le proprie risposte di protezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un <strong>meccanismo involontario disfunzionale</strong>, non una scelta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come si manifesta la sensibilizzazione centrale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sensibilizzazione centrale non si presenta sempre nello stesso modo, ma ci sono alcuni&nbsp;<strong>fenomeni clinici ricorrenti</strong>&nbsp;che aiutano a riconoscerla.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Allodinia</strong>: dolore per stimoli innocui (uno sfioramento, il contatto dei vestiti).</li>



<li><strong>Iperalgesia</strong>: risposta amplificata a stimoli dolorosi.</li>



<li><strong>Sommazione temporale</strong>: il dolore aumenta con stimoli ripetuti.</li>



<li><strong>Diffusione del dolore</strong>: il dolore col tempo si espande o “migra” in aree vicine o lontane.</li>



<li><strong>Ipersensibilità generale</strong>: maggiore reattività a stimoli sensoriali (luci, rumori, odori, pressione, contatto) e stress.<br></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questi fenomeni indicano che il sistema nervoso è diventato più sensibile e&nbsp; aiutano a capire che <strong>non è sufficiente cercare “che cosa fa male”</strong>: quando presenti, le componenti strutturali vanno comunque riconosciute e trattate, ma bisogna ragionare anche sul sistema che sta leggendo quel segnale.<br></p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché succede?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste una causa unica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sensibilizzazione centrale tende a svilupparsi quando <strong>il sistema di protezione</strong> rimane attivo, <strong>stimolato in modo ripetuto</strong> magari <strong>da più fattori contemporaneamente</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i fattori che possono contribuire ci sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la persistenza di <strong>input dolorosi</strong> periferici</li>



<li><strong>sonno disturbato</strong> o non ristoratore</li>



<li><strong>stress</strong> prolungato</li>



<li><strong>paura</strong> del dolore e del movimento</li>



<li><strong>affaticamento</strong> cronico&nbsp;</li>



<li><strong>comorbidità</strong> come disturbi intestinali, cefalea o disordini temporo-mandibolari</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questi elementi non spiegano tutto da soli, ma possono mantenere in stato di allerta un sistema già sensibilizzato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sensibilizzazione centrale e dolore cronico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sensibilizzazione centrale e <a href="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-cronico/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-cronico/">dolore cronico</a> non sono la stessa cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <a href="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-cronico/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-cronico/">dolore cronico</a> rappresenta una condizione clinica che persiste o si ripresenta per un tempo prolungato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sensibilizzazione centrale descrive invece uno dei meccanismi biologici che possono contribuire a mantenerlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole <strong>il <a href="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-cronico/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-cronico/">dolore cronico</a> è l’esperienza vissuta</strong> dalla persona, mentre <strong>la sensibilizzazione centrale è uno dei processi che possono stare dietro</strong> a quell’esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa distinzione è fondamentale perché evita due errori opposti: ridurre tutto ai tessuti o ridurre tutto al sistema nervoso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un meccanismo che svincola il dolore dal danno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sensibilizzazione centrale ci insegna una cosa importante: il dolore non è sempre una misura fedele del danno tissutale; a volte è il segnale di un sistema nervoso che ha imparato a proteggere troppo a lungo e troppo intensamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riconoscere questo meccanismo non implica negare il dolore, ma anzi è il primo passo per affrontarlo in modo più completo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa <strong>smettere di cercare una sola causa lineare</strong> e iniziare a leggere il problema per quello che è: il <strong>risultato di un’interazione complessa tra corpo, sistema nervoso, storia clinica e contesto di vita</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio da qui che si apre il passo successivo: capire che cosa succede quando il dolore non è più solo un fenomeno neurobiologico, ma diventa un’esperienza che coinvolge l’intera persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Approfondiamo il <a href="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-cronico/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-cronico/"><strong><em>dolore cronico</em></strong></a>: quando il sintomo diventa malattia</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dolore Acuto: il tuo sistema d’allarme intelligente</title>
		<link>https://monticlaudia.it/articolo/dolore-acuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 08:54:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché proviamo dolore e come il corpo avvia il processo di guarigione?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Il dolore non è solo un sintomo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Pur essendo qualcosa che sperimentiamo nella vita di tutti i giorni, il dolore è un’esperienza estremamente complessa e sfaccettata, frequente motivo di accesso allo studio del medico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comprendere come nasce e come funziona è fondamentale tanto per gli operatori quanto per i pazienti, così da poterlo affrontare nel modo più rapido ed efficace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dolore acuto, in particolare, rappresenta una <strong>risposta fisiologica protettiva fondamentale</strong> dell’organismo: un vero e proprio sistema d’allarme che si attiva in presenza di uno <strong>stimolo potenzialmente dannoso</strong>, avviando comportamenti di protezione e i processi biologici necessari alla riparazione dei tessuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come nasce il segnale: la nocicezione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ci facciamo male, non “sentiamo il dolore” direttamente nei tessuti, ma lì sono presenti recettori specializzati, i <strong>nocicettori</strong>, che si attivano quando uno stimolo supera una certa soglia di sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi recettori inviano i segnali nervosi legati a stimoli potenzialmente dannosi attraverso le fibre nervose al midollo spinale. Alcune fibre, circondate da una guaina protettiva detta mielina, trasmettono rapidamente segnali nocicettivi ben localizzati (<em>fibre Aδ</em>); altre, prive di mielina, veicolano informazioni più lente, diffuse e persistenti (<em>fibre C)</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal <strong>midollo</strong> spinale gli stimoli dolorifici risalgono alla “centrale di integrazione e smistamento” rappresentata dal <strong>talamo</strong> e da lì proiettano sia alla <strong>corteccia</strong> cerebrale, dove sono elaborati e percepiti coscientemente, sia ad altre aree, come il <strong>sistema limbico</strong>, che contribuisce a “colorare” l’esperienza dolorosa con sfumature emotive in base ai ricordi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché l’esperienza del dolore è così soggettiva?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La soglia per la percezione del dolore tende ad essere più stabile rispetto alla tolleranza: una stessa stimolazione attiva i nocicettori in modo simile, mentre l’esperienza percepita può variare molto da individuo a individuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo perché il dolore non è un segnale che parte già “formato” nei tessuti, ma il <strong>risultato di un processo di elaborazione</strong> del sistema nervoso centrale, che valuta la rilevanza dello stimolo per l’organismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’atleta che si infortuna, ma termina comunque la gara, il dolore del travaglio di parto, o al contrario chi percepisce in modo esasperato anche stimoli minimi, sono tutti esempi di come il sistema nervoso integra le informazioni provenienti dai tessuti con fattori emotivi, cognitivi e contestuali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dolore acuto come meccanismo di difesa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La tipologia di dolore che tutti abbiamo inevitabilmente sperimentato è quella conseguente a un trauma, una ferita, o comunque una condizione che interessi i tessuti corporei, sia superficiali (ad esempio un’ustione), che profondi (come un crampo muscolare) o viscerali (in una colica): il cosiddetto <strong>dolore acuto </strong>o<strong> nocicettivo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo associamo immediatamente a un danno dei tessuti, ma non sempre è necessario sia presente una lesione:<span style="text-decoration: underline;"> è <strong>sufficiente</strong> che l’organismo interpreti uno stimolo come <strong>potenzialmente pericoloso</strong> per attivare una risposta dolorosa</span>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immaginiamo di pungerci con la spina di una rosa: inizialmente percepiamo un dolore rapido, pungente e ben localizzato (trasmesso dalle fibre Aδ), seguito da una sensazione più diffusa, urente e persistente (mediata dalle fibre C).  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa sequenza non è casuale, ma riflette una precisa strategia del sistema nervoso: reagire rapidamente e mantenere attiva la protezione della zona coinvolta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sensibilizzazione periferica e il ruolo dell’infiammazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si verifica un danno, il dolore si accompagna spesso a un <strong>processo infiammatorio locale</strong>, che rappresenta una fase fondamentale della guarigione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I vasi sanguigni si dilatano con arrossamento della zona e aumento della temperatura (i celebri segni infiammatori del <em>rubor</em> e del <em>calor</em>) e aumentano la loro permeabilità determinando edema (il cosiddetto <em>tumor</em>, cioè il gonfiore locale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le cellule del sistema immunitario rilasciano mediatori chimici come istamina, bradichinina, prostaglandine e citochine, che riducono la soglia di attivazione dei nocicettori e bastano stimoli sempre più lievi per generare dolore: è il fenomeno della <strong>sensibilizzazione periferica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio tipico è la scottatura solare: la zona colpita diventa estremamente sensibile sia a stimoli termici che meccanici (è sufficiente il contatto della zona ustionata con le lenzuola per dare dolore!), una condizione che prende il nome di <strong>iperalgesia primaria</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Curiosamente però, non è solo la zona lesionata a diventare più sensibile: anche i tessuti circostanti possono reagire a stimoli innocui. È la cosiddetta <strong>iperalgesia secondaria</strong>, che riflette un coinvolgimento dei neuroni del midollo spinale e rappresenta una forma iniziale di sensibilizzazione non più periferica, ma centrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo aumento della sensibilità non è un errore, ma un <strong>meccanismo protettivo</strong>: limita l’utilizzo della parte lesa e favorisce il processo di riparazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conoscenze importanti per tutti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Essere consapevoli di questi fenomeni è <span style="text-decoration: underline;">essenziale per gli operatori</span>, che devono modulare il trattamento quando intercettano una condizione di aumentata sensibilità, perché una reazione apparentemente esagerata a stimoli lievi può essere l’espressione di un sistema protettivo attivato. È ciò che accade, ad esempio, quando un paziente riferisce un peggioramento nelle prime fasi della riabilitazione, anche con esercizi molto blandi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, <span style="text-decoration: underline;">educare il paziente è fondamentale</span>: comprendere che uno stimolo normale può essere percepito come doloroso in presenza di sensibilizzazione permette di costruire un’alleanza terapeutica più solida e di mantenere fiducia nel percorso di cura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non solo dolore nocicettivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene il dolore acuto sia la forma più intuitiva e immediata, sarebbe un <strong>grave errore gestire ogni dolore come se fosse sempre e solo la spia di un danno</strong> organico avvenuto in periferia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema del dolore è complesso e dinamico: se i meccanismi di protezione si mantengono attivi nel tempo, l’esperienza dolorosa può progressivamente svincolarsi dallo stimolo iniziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che il sistema d’allarme, da alleato, può diventare il problema stesso. Quando questo accade, entriamo nel campo della <strong><em><a href="https://monticlaudia.it/articolo/sensibilizzazione-centrale/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/sensibilizzazione-centrale/">sensibilizzazione centrale</a></em></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Vulvodinia e dolore pelvico cronico: una lettura integrata dei fattori coinvolti</title>
		<link>https://monticlaudia.it/articolo/vulvodinia-e-dolore-pelvico-cronico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 17:55:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Area pelvica]]></category>
		<category><![CDATA[Dolore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Manifestazioni possibili del dolore pelvico cronico Il dolore pelvico cronico è una&#160;condizione complessa&#160;che può declinarsi in modi molto diversi da individuo a individuo. Alcune...</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Manifestazioni possibili del dolore pelvico cronico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il dolore pelvico cronico è una&nbsp;<strong>condizione complessa</strong>&nbsp;che può declinarsi in modi molto diversi da individuo a individuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune donne riferiscono principalmente bruciore o dolore vulvare spontaneo o provocato; certi uomini lamentano quadri di &#8220;prostatite&#8221; ricorrente in cui, tuttavia, gli esami escludono un&#8217;infezione batterica; altre persone descrivono una costellazione di sintomi urinari, intestinali o sessuali apparentemente scollegati tra loro. Spesso nel tempo si susseguono visite specialistiche diverse, senza riuscire a individuare un’unica chiave di lettura che renda conto dell’intero quadro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i&nbsp;<strong>sintomi più frequenti</strong>&nbsp;si possono riscontrare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Sensazione di tensione, peso o dolore localizzato nella regione perineale;</li>



<li>Nella donna: bruciore, dolore pungente, sensazione di spilli o di &#8220;abrasione&#8221; nella regione vulvare e vestibolare (vulvodinia);</li>



<li>Nell’uomo: dolore o tensione a livello testicolare, penieno o sovrapubico</li>



<li>Dolore durante o dopo i rapporti sessuali (dispareunia), che nella donna può associarsi a difficoltà o impossibilità alla penetrazione e nell’uomo a dolore durante o dopo l’eiaculazione;</li>



<li>Sintomi del basso tratto urinario (LUTS): bisogno frequente di urinare, urgenza minzionale o fastidio/bruciore durante la minzione;</li>



<li>Percezione persistente di dover evacuare o urinare anche dopo averlo appena fatto (tenesmo), con sensazione di svuotamento incompleto;</li>



<li>Difficoltà nell’evacuazione (dischezia) con sensazione di blocco o necessità di spingere in modo eccessivo nonostante lo stimolo sia presente e anche quando le feci sono di consistenza normale;</li>



<li>Dolore riferito a livello di bacino, glutei, inguine, basso addome o regione sacrococcigea;</li>



<li>Peggioramento dei sintomi dopo una seduta prolungata o l&#8217;utilizzo di indumenti stretti.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Molte di queste manifestazioni possono sembrare problemi separati, ma in realtà nella maggior parte dei casi condividono meccanismi e fattori di mantenimento comuni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I fattori in gioco: perché è importante una valutazione integrata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dolore pelvico cronico, e in particolare nella vulvodinia, il&nbsp;<strong>problema raramente dipende da un&#8217;unica causa</strong>&nbsp;isolata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sistema nervoso, muscoli, tessuti connettivi, funzionalità intestinale e urinaria, equilibrio ormonale e vissuto della persona possono influenzarsi l’un l’altro, contribuendo al mantenimento dei sintomi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli elementi più frequentemente coinvolti è il&nbsp;<strong>pavimento pelvico</strong>. In molte persone si osserva una ridotta capacità di rilassamento della muscolatura perineale (<em>overactive</em>&nbsp;o&nbsp;<em>non-relaxing pelvic floor</em>), con presenza di tensioni persistenti, aree dolorose o trigger miofasciali che possono partecipare direttamente al dolore oppure rappresentare una risposta adattativa a uno stimolo doloroso già presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un secondo aspetto riguarda il modo in cui il sistema nervoso elabora e modula gli stimoli provenienti dall’area pelvica. <a href="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-cronico/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/dolore-cronico/">Quando il dolore persiste nel tempo</a>, il sistema nervoso può diventare progressivamente più sensibile, amplificando la risposta a input che normalmente verrebbero percepiti come neutri o solo lievemente fastidiosi. È il fenomeno che in medicina viene definito <strong><a href="https://monticlaudia.it/articolo/sensibilizzazione-centrale/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/sensibilizzazione-centrale/">sensibilizzazione</a></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>rapporto tra dolore e tensione muscolare</strong>&nbsp;è spesso&nbsp;<strong>bidirezionale</strong>: il dolore può aumentare la contrazione difensiva della muscolatura e, allo stesso tempo, una muscolatura che fatica a rilassarsi può contribuire al persistere dei sintomi. Nel tempo può così instaurarsi un&nbsp;<strong>circolo vizioso</strong>&nbsp;in cui dolore, tensione muscolare e aumentata sensibilità dei tessuti e del sistema nervoso tendono ad alimentarsi reciprocamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’importanza della squadra terapeutica nel dolore pelvico cronico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle forme persistenti o più complesse di dolore pelvico cronico, la letteratura scientifica internazionale sottolinea come un <strong>approccio multidisciplinare</strong>&nbsp;sia il più efficace, perché permette di individuare quali fattori risultino al momento più rilevanti in chi si ha di fronte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso le persone si mettono alla ricerca del professionista “giusto”, quando la domanda corretta da farsi è: “<em>Come posso costruire la squadra terapeutica adatta a me?</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph">In momenti diversi del percorso, infatti, possono rivelarsi fondamentali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Medici specialisti</strong>&nbsp;(ginecologo, urologo, proctologo, neurologo o specialista in terapia del dolore);</li>



<li><strong>Fisioterapisti</strong>&nbsp;o riabilitatori del pavimento pelvico;</li>



<li><strong>Nutrizionisti&nbsp;</strong>(in presenza di sintomi intestinali associati);</li>



<li><strong>Psicoterapeuti</strong>&nbsp;(per il supporto e la gestione del dolore cronico);</li>



<li><strong>Osteopati</strong>.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Quale può essere il ruolo dell’osteopatia in questa squadra?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’osteopatia non rappresenta una cura a sé stante per la vulvodinia e non sostituisce le terapie mediche o la riabilitazione pelvica specifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’interno dell’équipe, l’<strong>intervento osteopatico</strong>&nbsp;si inserisce in modo&nbsp;<strong>complementare</strong>&nbsp;<strong>e sinergico</strong>&nbsp;con il lavoro degli altri professionisti, andando a identificare e trattare quei&nbsp;<strong>fattori biomeccanici</strong>&nbsp;locali e a distanza che possono contribuire al mantenimento del dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcune persone tali fattori rappresentano una componente rilevante del problema, in altre hanno un ruolo secondario. Per questo la valutazione serve innanzitutto a capire se un percorso osteopatico possa essere realmente utile e come integrarlo con gli altri interventi terapeutici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mio approccio nella vulvodinia: l&#8217;esperienza clinica e la visione medico-osteopatica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso degli anni ho maturato una profonda esperienza nell’ambito del dolore pelvico cronico e della vulvodinia, sia attraverso la&nbsp;<strong>collaborazione attiva con professionisti all’interno di équipe dedicate</strong>, sia grazie al mio impegno nell’<strong><a href="https://www.vulvodinianeuropatiapudendo.it" type="link" id="https://www.vulvodinianeuropatiapudendo.it">Associazione Vulvodinia e Neuropatia del Pudendo ETS</a></strong>, di cui sono co-fondatrice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa esperienza mi ha insegnato quanto sia importante leggere i sintomi da prospettive differenti e coordinare gli interventi terapeutici, perché quando le diverse figure comunicano e condividono gli obiettivi,&nbsp;<strong>il</strong>&nbsp;<strong>percorso diventa più chiaro, efficiente e rapido</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia formazione medica mi permette, come primo passo irrinunciabile, di effettuare la diagnosi differenziale ed escludere patologie che richiedano approfondimenti di pertinenza specialistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;<strong>valutazione</strong>&nbsp;si allarga poi alla comprensione di come le diverse componenti del problema interagiscano tra loro, analizzando:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La funzionalità del pavimento pelvico, anche in relazione alla dinamica respiratoria;</li>



<li>La postura complessiva e gli adattamenti muscoloscheletrici;</li>



<li>La mobilità articolare di bacino, colonna vertebrale e arti inferiori;</li>



<li>La presenza di cicatrici chirurgiche o ostetriche (come esiti di episiotomia o taglio cesareo), che possono vincolare la mobilità dei piani fasciali;</li>



<li>Tutti i sintomi urinari, intestinali e sessuali associati.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Vuoi approfondire il tuo quadro clinico?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se soffri di vulvodinia, dolore pelvico cronico o sintomi che coinvolgono contemporaneamente la sfera ginecologica, urinaria, intestinale e muscoloscheletrica, una valutazione medico-osteopatica può aiutare a comprendere meglio i diversi fattori coinvolti, quali meritino maggiore attenzione in quel momento, e a definire il percorso più appropriato per la tua situazione.</p>
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		<title>Dolore e postura: il problema può nascere a distanza</title>
		<link>https://monticlaudia.it/articolo/dolore-muscoloscheletrico-e-postura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 17:55:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Postura e movimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Situazioni frequenti di dolore muscoloscheletrico Molte persone convivono con disagi cronici o ricorrenti che colpiscono diverse aree del corpo. Tra i motivi più comuni...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Situazioni frequenti di dolore muscoloscheletrico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Molte persone convivono con disagi cronici o ricorrenti che colpiscono diverse aree del corpo. Tra i motivi più comuni che spingono a richiedere una consultazione ci sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Cervicalgia e tensione a collo e spalle;</li>



<li>Mal di schiena;</li>



<li>Sciatalgia;</li>



<li>Dolore tra le scapole;</li>



<li>Mal di testa;</li>



<li>Dolori articolari ricorrenti;</li>



<li>Sensazione di rigidità o affaticamento muscolare.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In alcuni casi il dolore compare in modo netto dopo un trauma, un infortunio o un sovraccarico evidente oppure all’interno di patologie ortopediche o reumatologiche. In altri, invece, tende a comparire gradualmente (tanto da faticare a ricordarne l’inizio preciso), a ripresentarsi nel tempo o a spostarsi da una zona all’altra senza una causa apparentemente identificabile. La causa è nella postura?</p>



<h2 class="wp-block-heading">La postura come modalità di adattamento: oltre le immagini radiologiche</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di postura, molte persone immaginano una posizione statica “corretta” da mantenere: spalle dritte, schiena allineata, bacino perfettamente in asse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà <span style="text-decoration: underline;">la postura è un processo dinamico e continuo di adattamento</span>. In ogni istante il sistema nervoso centrale integra informazioni provenienti da diverse parti del corpo per mantenere l&#8217;equilibrio, gestire il movimento e rispondere alle richieste dell’ambiente circostante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diversi sistemi partecipano attivamente a questo flusso di informazioni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La vista</strong>&nbsp;(e la coordinazione dei muscoli oculari);</li>



<li><strong>L&#8217;orecchio interno</strong> (con il sistema che regola l&#8217;equilibrio)</li>



<li><strong>L&#8217;apparato stomatognatico</strong>&nbsp;(la bocca, i denti, la lingua e l&#8217;articolazione temporomandibolare);</li>



<li><strong>I piedi</strong>&nbsp;(l&#8217;appoggio podalico sia in statica che durante il cammino);</li>



<li><strong>Il sistema miofasciale</strong>&nbsp;(i muscoli e i tessuti di rivestimento).</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Quando uno (o più) di questi sistemi funziona in modo meno efficiente, il corpo può mettere in atto strategie di compenso che, nel tempo, possono aumentare il carico meccanico su strutture muscoloscheletriche situate anche molto lontano dal punto di origine del disturbo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>L’intensità del dolore non concorda necessariamente con la gravità di ciò che mostrano le immagini;</li>



<li>Alterazioni evidenziate da radiografie, TAC o risonanze possono non spiegare completamente i sintomi presenti;&nbsp;</li>



<li>Spesso <span style="text-decoration: underline;">il punto in cui compare il dolore&nbsp;rappresenta solo l&#8217;anello debole della catena</span>, e non il fattore che contribuisce maggiormente a mantenere il problema.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Come affronto il dolore correlato alla postura</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La mia doppia formazione, medica e osteopatica, mi permette innanzitutto di effettuare una diagnosi differenziale: il primo obiettivo è sempre escludere situazioni di pertinenza specialistica o che richiedano ulteriori approfondimenti diagnostici. Esclusi questi casi, l’attenzione si sposta sulla comprensione del modo in cui il corpo si sta adattando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la valutazione prendo in considerazione diversi elementi integrati:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Qualità del movimento</strong>&nbsp;e distribuzione dei carichi corporei;&nbsp;</li>



<li><strong>Dinamica respiratoria</strong>&nbsp;e mobilità del diaframma;&nbsp;</li>



<li><strong>Appoggio podalico</strong>&nbsp;in statica e in dinamica;&nbsp;</li>



<li><strong>Funzionalità dell’apparato stomatognatico</strong>;&nbsp;</li>



<li><strong>Efficienza della visione binoculare</strong>&nbsp;(la capacità degli occhi di lavorare in modo coordinato);&nbsp;</li>



<li><strong>Presenza di cicatrici significative</strong>, che possono causare aderenze tissutali con alterazione della mobilità dei piani fasciali;&nbsp;</li>



<li><strong>Relazioni&nbsp;</strong>con altri sintomi apparentemente slegati presenti nella persona.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Intercettare queste alterazioni permette di comprendere quali adattamenti deve continuamente mettere in atto l’organismo, aumentando il lavoro necessario per mantenere l&#8217;equilibrio e contribuendo alla persistenza del dolore: è il concetto di <strong><a href="https://monticlaudia.it/articolo/carico-allostatico/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/carico-allostatico/">carico allostatico</a></strong>, di cui ho parlato più approfonditamente in un <a href="https://monticlaudia.it/articolo/carico-allostatico/" type="link" id="https://monticlaudia.it/articolo/carico-allostatico/">articolo dedicato</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando è utile un approccio interdisciplinare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando riscontro alterazioni che coinvolgono sistemi come la vista, l’apparato stomatognatico o l’appoggio podalico è opportuno coinvolgere altre figure professionali per analizzare meglio i fattori coinvolti nel mantenimento dei sintomi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A seconda del caso, possono risultare utili approfondimenti ad esempio con:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Odontoiatra o gnatologo,</li>



<li>Podologo,</li>



<li>Ortottista, optometrista o oculista,</li>



<li>Altri professionisti coinvolti nella rieducazione posturale.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Quale può essere il ruolo dell’osteopatia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’osteopatia non sostituisce gli accertamenti diagnostici né rappresenta una cura per tutte le forme di dolore muscoloscheletrico. Offre tuttavia una prospettiva complementare che abbraccia il corpo nella sua totalità, perché non limita la valutazione alla sede del dolore, ma si allarga alle relazioni tra le strutture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso tecniche manuali specifiche, il trattamento osteopatico mira a migliorare la mobilità delle strutture coinvolte e a ridurre i compensi sviluppati nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio tipico&nbsp;sono proprio le cicatrici: trattare le restrizioni di mobilità del tessuto cicatriziale può ridurre le tensioni anomale che si ripercuotono sulle catene miofasciali, con l’obiettivo di favorire un equilibrio più efficiente e confortevole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vuoi approfondire il tuo quadro clinico?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se soffri di dolori muscoloscheletrici persistenti o ricorrenti e desideri una valutazione che consideri il corpo come un sistema integrato, puoi contattarmi per una prima visita.</p>
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